Perché le PMI sono il bersaglio preferito dei cybercriminali
C'è un luogo comune da sfatare subito: gli attacchi informatici non colpiscono solo le grandi aziende. Secondo i dati del Clusit (Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica), le piccole e medie imprese italiane rappresentano oggi una quota crescente delle vittime di attacchi ransomware, phishing e data breach. Il motivo è semplice: strutture IT meno presidiate, budget limitati per la sicurezza, e spesso la convinzione che «tanto a noi non capita».
Quando capita, invece, i danni sono concreti e misurabili: blocco operativo, perdita di dati sensibili, sanzioni del Garante Privacy, richieste di risarcimento da clienti e fornitori, costi di ripristino dei sistemi.
Cosa copre una polizza cyber risk
Una polizza cyber risk ben strutturata interviene su due fronti principali: i danni diretti subiti dall'azienda (cosiddetti danni in prima parte) e le responsabilità verso terzi.
Danni diretti (first party):
- Costi di ripristino di dati e sistemi informatici
- Perdita di ricavi durante il blocco operativo (business interruption)
- Gestione della crisi e comunicazione verso clienti e stakeholder
- Pagamento di eventuali estorsioni (ransomware), nei limiti di legge
- Spese per notifica obbligatoria del data breach al Garante
Responsabilità verso terzi (third party):
- Risarcimento a clienti o fornitori per violazione dei loro dati
- Spese legali per procedimenti legati alla privacy (GDPR)
- Sanzioni amministrative coperte contrattualmente, dove ammesso
Le esclusioni più frequenti: dove le polizze lasciano scoperto
Come in ogni ramo assicurativo, il diavolo sta nei dettagli. Le esclusioni più comuni nelle polizze cyber risk includono:
| Esclusione tipica | Perché è rilevante |
|---|---|
| Attacchi derivanti da sistemi non aggiornati | Molte PMI non applicano patch di sicurezza |
| Errore umano non classificato come evento accidentale | Il phishing spesso nasce da un dipendente |
| Infrastrutture non dichiarate in polizza | Cloud, server remoti, software SaaS non censiti |
| Attacchi di stato (cyber warfare) | Clausola standard ma in espansione |
| Franchigie elevate sui tempi di fermo | Possono annullare il rimborso per interruzioni brevi |
Una polizza acquistata senza leggere queste clausole è spesso una polizza inutile nel momento del bisogno.
Quanto costa e quando conviene
Il premio di una polizza cyber risk per una PMI italiana varia in modo significativo in base a fatturato, settore e livello di esposizione digitale. Un'azienda con 10-50 dipendenti e attività prevalentemente digitale può trovare coperture di base a partire da poche centinaia di euro annui, mentre settori come sanità, finanza o manifatturiero con dati sensibili o sistemi di controllo industriale richiedono analisi più approfondite.
La domanda corretta non è «quanto costa la polizza?», ma «quanto mi costerebbe un fermo operativo di 48 ore?». Per molte PMI, la risposta è nell'ordine delle decine di migliaia di euro.
Il punto critico: la sottoscrizione richiede consapevolezza
A differenza di un RC Auto, una polizza cyber risk richiede una fotografia accurata dell'infrastruttura aziendale: quanti dipendenti accedono ai sistemi da remoto, quali dati vengono trattati, se esiste un backup segregato, se c'è un responsabile della sicurezza. Rispondere in modo approssimativo al questionario di assunzione del rischio può portare a dichiarazioni inesatte, con il rischio concreto che la compagnia si rifiuti di liquidare il sinistro.
Se hai già una polizza cyber risk, vale la pena verificare che le condizioni siano aggiornate alla tua struttura attuale. Se non ce l'hai, è il momento di capire da dove partire.
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